🧠 Stress lavoro-correlato: riconoscerlo, comprenderlo, trasformarlo.

Come pedagogista clinica, mi trovo spesso ad ascoltare storie di professionisti che vivono il lavoro non piÚ come fonte di realizzazione, ma come un peso che logora corpo e mente. Lo stress lavoro-correlato è una realtà diffusa, silenziosa, e troppo spesso sottovalutata. In questo articolo voglio accompagnarvi in un percorso di consapevolezza: per riconoscerlo, comprenderlo e trasformarlo.

Cos’è lo stress lavoro-correlato?
Lo stress lavoro-correlato (SLC) è definito dall’Accordo Quadro Europeo del 2004 come una condizione che può generare disturbi fisici, psicologici e sociali, quando le richieste lavorative superano le risorse personali percepite. In Italia, il D.Lgs. 81/2008 impone ai datori di lavoro di valutarne il rischio, riconoscendone l’impatto sulla salute dei lavoratori.
L’INAIL ha elaborato una metodologia specifica per la valutazione del rischio SLC, aggiornata nel 2025 con strumenti adatti anche al lavoro da remoto e alla digitalizzazione. È un passo importante, ma non sufficiente: serve una cultura del benessere che vada oltre gli obblighi normativi.

Eustress vs Distress: lo stress non è sempre nemico.
Hans Selye, già nel 1936, distingueva tra eustress (positivo) e distress (negativo). Il primo ci stimola, ci motiva, ci fa crescere. Il secondo ci consuma, ci paralizza, ci fa ammalare. La chiave sta nella percezione: se ci sentiamo capaci di affrontare le sfide, lo stress può essere un alleato. Se ci sentiamo sopraffatti, diventa un nemico invisibile.

Lo stress lavoro-correlato si manifesta in modi diversi:
• Fisici: mal di testa, insonnia, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali.
• Emotivi: ansia, irritabilità, apatia, calo dell’autostima.
• Comportamentali: isolamento, assenteismo, calo della produttività, uso eccessivo di sostanze.
Questi segnali non vanno ignorati. Sono campanelli d’allarme che ci invitano a fermarci, ascoltarci e prenderci cura di noi.

Le cause: quando il contesto diventa tossico.
Le fonti di stress sono molteplici: carichi di lavoro eccessivi, ruoli ambigui, relazioni conflittuali, mancanza di riconoscimento, scarsa autonomia. Per comprendere meglio come questi fattori interagiscano, trovo utile il modello “Domanda–Controllo–Supporto” di Karasek e Theorell.
? Il modello Karasek-Theorell
Secondo questo approccio, lo stress nasce dall’interazione tra tre dimensioni:
• Domanda psicologica: il livello di pressione, carico e complessità del lavoro.
• Controllo: la possibilità di decidere come svolgere il proprio lavoro e di usare le proprie competenze.
• Supporto sociale: il sostegno emotivo e professionale da parte di colleghi e superiori.

Combinando domanda e controllo, emergono quattro tipologie di lavoro:

Tipo di lavoroDomandaControlloEffetti principali
Alto strainAltaBassaElevato stress, rischio burnout
Basso strainBassaAltaBenessere, autonomia
AttivoAltaAltaStimolante, crescita professionale
PassivoBassaBassaDemotivazione, perdita di competenze

Il lavoro “ad alto strain” è il più rischioso: richieste elevate e scarso controllo generano tensione cronica, con effetti negativi sulla salute mentale e fisica. Il supporto sociale può agire come fattore protettivo, riducendo l’impatto dello stress.

Quali strategie di prevenzione e gestione si possono attuare?

Come pedagogista clinica, propongo un approccio integrato:

  • Mindfulness: la pratica della consapevolezza, secondo Kabat-Zinn, aiuta a ridurre lo stress e migliorare la resilienza.
  • Supervisione pedagogica: spazi di ascolto e riflessione guidata per rielaborare vissuti emotivi e prevenire il burnout.
  • Tecniche di rilassamento: respirazione consapevole, visualizzazioni, attivitĂ  creative.
  • Educazione alla consapevolezza: aiutare le persone a riconoscere i propri limiti, bisogni e risorse.

Il pedagogista clinico non è solo un professionista del disagio, ma anche del potenziale. Interviene a livello individuale per promuovere autostima e strategie di coping, e a livello organizzativo per facilitare la comunicazione, la gestione dei conflitti e il benessere relazionale. Attraverso tecniche come reflecting, stimolazione comunicazionale e osservazione pedagogico-clinica, possiamo accompagnare le persone verso una maggiore consapevolezza e autonomia.

Lo stress lavoro-correlato non è una debolezza, ma un segnale. Ascoltarlo è il primo passo per trasformarlo. Se questo articolo ti ha fatto riflettere, condividilo con chi potrebbe averne bisogno. E se vuoi approfondire, scrivimi: il dialogo è sempre il miglior antidoto al silenzio.

Con cura,
Giada – Pedagogista Clinica

 

Bibliografia:

  • Stress lavoro-correlato. Traiettorie di rischio, resilienza e contesti– Elena Acquarini
  • Valutazione e prevenzione dello stress lavoro-correlato – Riccardo Dominici
  • Mindfulness al lavoro – Stephen McKenzie
  • Healthy Work – Karasek & Theorell
  • Lo stress degli insegnanti – R. Lodolo D’Oria
  • The Stress of Life – Hans Selye

 

 

 

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